Giovani carini e disoccupati 2.0

Nel 2013 cercare lavoro è una vera  e propria impresa: occorre essere sempre all’erta. Soprattutto on-line si possono trovare numerose e creative offerte, pronte a garantirti un avvenire sicuro e mai noioso. Oggi racconterò un mio “particolare” colloquio, perché la realtà va oltre ogni immaginazione.

disoccupazione-disoccupazione-giovanile1-300x237Quando vidi l’annuncio non potevo credere ai miei occhi, mi esaltai come una bambina il giorno di Natale: “Nuova e giovane casa editrice di Livorno cerca redattori e scrittori”. Era perfetto, il lavoro che avevo sempre sognato a due passi dal paesello. Telefonai immediatamente, parlando con un signore dalla voce calma, che fissò il colloquio per l’indomani, ore 16, Piazza della Repubblica, numero 3. Per l’occasione preparai con cura il mio curriculum e una cartella con le mie scartoffie letterarie.

Ero innanzi al grande portone dell’edificio che ospitava la fantomatica casa editrice.

“Primo piano, salga”

Ero emozionata, ma mentre salivo le scale, sarà stato il disgustoso colore delle pareti dell’androne, di un verde muschio sbiadito, iniziai a provare uno strano disagio.

“Buonasera venga signorina, sono Michele X, presidente della XY Edizioni”

Per descriverlo userò solo il particolare più agghiacciante: era in ciabatte. Pensai per un momento di fuggire, ma ero come immobilizzata, ipnotizzata da quelle orrende pantofole di velluto marrone a coste, in tinta con il colore delle pareti della casa. Il corridoio terminava in un piccolo salotto: un divano di pelle rossa scucito, tavolo di legno tarlato e due vecchie sedie di acciaio, una per me e una per la mia ipotetica collega, che guardava davanti a sé nel vuoto, in attesa della catastrofe. Per fortuna non ero da sola, magra consolazione.

Guardai la ragazza con sgomento. “Piacere Alice” mi disse sottovoce

“Elena” risposi

Mister X si sedette di fronte a noi sul divano e iniziò il suo comizio. Ci parlò della nascita della casa editrice e degli improbabili sviluppi dell’attività, ma soprattutto, ripeteva ossessivamente queste precise parole: “Allora ragazze, che ne dite del concetto di casa-ufficio, casa-ufficio, casa-ufficio?! Qui alla XY Edizioni dovete sentirvi a vostro agio, come a casa vostra, se volete potete lavorare anche in pigiama”.

Io e Alice annuivamo meccanicamente come automi, senza proferire parola. Guardai l’orologio, era trascorsa quasi 1 ora. Dissi che dovevo andare, ma Mister X continuava con lo stesso disco rotto, nel suo surreale monologo.

Il citofono cominciò a suonare: era il padre di Alice, che, preoccupato, era venuto a chiedere informazioni. Mister X sclerò letteralmente, urlando all’uomo che non doveva disturbare, il colloquio non era ancora terminato. Il padre di Alice gridava ancora più forte: “Mi apra, mi apra subito, voglio mia figlia!”.

disoccupazione_giovanileEravamo due giovani ostaggi disoccupati, avrei aggiunto anche questa nuova esperienza al mio Curriculum. Mister X, in preda a un attacco isterico, scese le scale, portandosi dietro quelle mostruose ciabatte.

Approfittando del caos, anche io e Alice sgattaiolammo fuori. A piano terra, di fronte al portone, era in corso una rissa: volarono strattoni e pugni. Io scappai a gambe levate, mi dispiacque tanto per Alice, ma dovevo pur salvare il mio culetto da disoccupata.

In lontananza vidi i due uomini che finalmente si allontanarono l’uno dall’altro, ritrovando, forse, un momento di lucidità. Mister X e le sue pantofole sembravano ormai un puntino lontano.

Me ne tornai a casa, disoccupata, felice e pronta per un nuovo e fantasmagorico colloquio.

 

C’est la vie, la vie de merde.