Zoo job

“Che novità è questa? Devo immediatamente segnalarlo al responsabile delle risorse umane!”, pensava scocciata la formosa Lorella. Come era bella Lorella, piena di carne al punto giusto, capelli belli, labbra belle, profumo bello, ascelle belle.

Quella situazione era davvero insostenibile, il suo equilibrio precario di bipede ingioiellato si stava improvvisamente sgretolando. Era talmente attaccata alle sue abitudini, che anche solo il cambiare posizione dei suoi soprammobili sulla scrivania, da parte dell’ignara donna delle pulizie, le causava crisi epilettiche e tic nervosi.

disoccupazione-giovanilePerò era tanto bella la formosa Lorella, che tutti le perdonavano tutto, anche quel ph smisuratamente acido, lontano da qualunque sindrome pre-mestruale che donna possa immaginare.

Come una gatta selvatica in calore tenuta in gabbia per la vita.

Lorella si avviò ancheggiando vistosamente verso l’ufficio del Dott. Lupini. Pensava che quell’uomo fosse veramente affascinante, anche se, volendo trovare sempre una piccola crepa nella sua spasmodica ricerca della perfezione, sosteneva che quella voce da uccello padulo proprio la faceva rabbrividire. Lorella aveva una sua teoria sulle voci degli uomini, per cui la tonalità era direttamente proporzionale alla potenza nell’amplesso.

La stanza del Dott. Lupini era al 3° piano, interno 5, targhetta metallica in oro, caratteri cubitali. Lorella bussò decisa ed entrò con leggiadria.

”Dottore, mi scusi se la disturbo, ma ho premura di segnalarle un problema che si è presentanto stamattina.”

“Mi dica signorina, che cos’è che la turba?” disse calmo il Dott. Lupini accendendo una sigaretta “Non le dà mica fastidio vero?”

“A dire la verità sì, sà dottore, l’odore di fumo di mattina, mi procura un fastidioso riflusso gastro-esofageo, non vorrei che il succo di pesca le sporcasse la scrivania”

“Mi scusi Lorella, la spengo subito. Ma adesso mi dica, qual è il problema?”

“Da stamattina alla scrivania della signorina Eugenia, ci sono dei ragnetti molto laboriosi che non mi fanno star tranquilla. Hanno addirittura coperto la fotografia di lei e il fidanzato con nauseabonde ragnatele! Ma dove è finita Eugenia? Non sarà mica morta per caso?”

“Ah, sono già arrivati-esclamò visibilmente sorpreso Lupini-“Bene. Non è il caso di allarmarsi signorina. Eugenia ha preso un anno di aspettativa per andar a coltivare kiwi in Nuova Zelanda col compagno. I ragni la sostituiranno per 12 mesi. Hanno un contratto a termine, ma se saranno competenti potrei decidere di affidar loro altri incarichi. Sono bravi nel loro lavoro, tramano dalla mattina alla sera senza dire una parola. Anzi, mi faccia il piacere, dica loro che vengano nel mio ufficio a presentarsi, non ho ancora avuto il piacere di conoscerli!”

“Ma ha sentito cosa ho detto? Stanno sporcando anche la mia scrivania con i loro luridi filamenti!”

“Via signorina cerchi di essere più tollerante. In fondo anche loro sono qui come lei per lavorare e realizzare i propri desideri!”

“Va bene, ma se trovo anche solo uno dei miei gattini di ceramica fuori posto, giuro che li farò licenziare!”

“Non cominci a minacciarli Lorella, sono molto preparati anche in tema mobbing e le sue parole potrebbero essere scomode!”

“Se continua così credo che mi prenderò anche io una bella aspettativa”

“Come desidera Lorella, l’agenzia di lavoro Zoo Job avrebbe una coppia creativa coi fiocchi, un bel procione e una iena freschi di studi, che sarebbero perfetti per ricoprire la sua posizione. Stia bene signorina, arrivederci”

Giovani carini e disoccupati 2.0

Nel 2013 cercare lavoro è una vera  e propria impresa: occorre essere sempre all’erta. Soprattutto on-line si possono trovare numerose e creative offerte, pronte a garantirti un avvenire sicuro e mai noioso. Oggi racconterò un mio “particolare” colloquio, perché la realtà va oltre ogni immaginazione.

disoccupazione-disoccupazione-giovanile1-300x237Quando vidi l’annuncio non potevo credere ai miei occhi, mi esaltai come una bambina il giorno di Natale: “Nuova e giovane casa editrice di Livorno cerca redattori e scrittori”. Era perfetto, il lavoro che avevo sempre sognato a due passi dal paesello. Telefonai immediatamente, parlando con un signore dalla voce calma, che fissò il colloquio per l’indomani, ore 16, Piazza della Repubblica, numero 3. Per l’occasione preparai con cura il mio curriculum e una cartella con le mie scartoffie letterarie.

Ero innanzi al grande portone dell’edificio che ospitava la fantomatica casa editrice.

“Primo piano, salga”

Ero emozionata, ma mentre salivo le scale, sarà stato il disgustoso colore delle pareti dell’androne, di un verde muschio sbiadito, iniziai a provare uno strano disagio.

“Buonasera venga signorina, sono Michele X, presidente della XY Edizioni”

Per descriverlo userò solo il particolare più agghiacciante: era in ciabatte. Pensai per un momento di fuggire, ma ero come immobilizzata, ipnotizzata da quelle orrende pantofole di velluto marrone a coste, in tinta con il colore delle pareti della casa. Il corridoio terminava in un piccolo salotto: un divano di pelle rossa scucito, tavolo di legno tarlato e due vecchie sedie di acciaio, una per me e una per la mia ipotetica collega, che guardava davanti a sé nel vuoto, in attesa della catastrofe. Per fortuna non ero da sola, magra consolazione.

Guardai la ragazza con sgomento. “Piacere Alice” mi disse sottovoce

“Elena” risposi

Mister X si sedette di fronte a noi sul divano e iniziò il suo comizio. Ci parlò della nascita della casa editrice e degli improbabili sviluppi dell’attività, ma soprattutto, ripeteva ossessivamente queste precise parole: “Allora ragazze, che ne dite del concetto di casa-ufficio, casa-ufficio, casa-ufficio?! Qui alla XY Edizioni dovete sentirvi a vostro agio, come a casa vostra, se volete potete lavorare anche in pigiama”.

Io e Alice annuivamo meccanicamente come automi, senza proferire parola. Guardai l’orologio, era trascorsa quasi 1 ora. Dissi che dovevo andare, ma Mister X continuava con lo stesso disco rotto, nel suo surreale monologo.

Il citofono cominciò a suonare: era il padre di Alice, che, preoccupato, era venuto a chiedere informazioni. Mister X sclerò letteralmente, urlando all’uomo che non doveva disturbare, il colloquio non era ancora terminato. Il padre di Alice gridava ancora più forte: “Mi apra, mi apra subito, voglio mia figlia!”.

disoccupazione_giovanileEravamo due giovani ostaggi disoccupati, avrei aggiunto anche questa nuova esperienza al mio Curriculum. Mister X, in preda a un attacco isterico, scese le scale, portandosi dietro quelle mostruose ciabatte.

Approfittando del caos, anche io e Alice sgattaiolammo fuori. A piano terra, di fronte al portone, era in corso una rissa: volarono strattoni e pugni. Io scappai a gambe levate, mi dispiacque tanto per Alice, ma dovevo pur salvare il mio culetto da disoccupata.

In lontananza vidi i due uomini che finalmente si allontanarono l’uno dall’altro, ritrovando, forse, un momento di lucidità. Mister X e le sue pantofole sembravano ormai un puntino lontano.

Me ne tornai a casa, disoccupata, felice e pronta per un nuovo e fantasmagorico colloquio.

 

C’est la vie, la vie de merde.