Natale 2016: regali in tutti i sensi

La corsa ai regali è già cominciata, ma le tasche son vuote e le festività muovono in me uno spirito tutt’altro che lieto. Quest’anno non ho neppure voglia di liberare i rami chiusi di quel piccolo ammasso di plastica verde che vorrebbe essere un abete e invece è nato albero di Natale. Lo lascio a riposare in cantina, la sua occasione è rimandata.

Se dovessi però fare una lista di belle cose da ricevere e donare, sarebbe una sorpresa fatta di parole, note e roba da gustare. M’immagino un Babbo Natale vestito da corriere che ti suona alla porta e ti consegna questo pacco espresso.

3 abbinamenti molto diversi tra loro per festeggiare al meglio il tuo Natale: un viaggio dall’aldilà fino agli Stati Uniti, passando per il Giappone, per poi tornare in Europa, a Parigi e finire a casa, nella mia Toscana.

Perché 3 è il numero perfetto e perché magari potresti essere tu a suggerirmene altri.

1 libro + 1 album + 1 dolce = 1 regalo in tutti i sensi

natale 2016

A volte ritorno, John Niven + Nevermind, Nirvana + Red Velvet Cake

a volte ritornoLo scozzese John Niven nel suo piccolo capolavoro A Volte ritorno, fa cadere sulla Terra, e precisamente a New York, un Jesus sotto forma di musicista rock, che, per parlare alle masse deve partecipare a un reality show: American Popstar.

Il Figlio di Dio supera le selezioni per partecipare al programma e in breve tempo diventa il cantante più amato dal pubblico, ma viene squalificato quando in diretta lancia chiari messaggi contro il Papa e la Chiesa cattolica.

Il successo raggiunto grazie ai media gli permette di guadagnare una bella somma di denario, con la quale compra un appezzamento di terreno nel Texas, dove fonda una comunità ispirata al reale messaggio divino: marijuana per tutti, musica rock e libero arbitrio, una specie di paradiso hippy dove tutti cercano di aiutarsi a vicenda.

Il Gesù di Niven mi ha subito ricordato Kurt Cobain, personaggio mitologico del panorama artistico degli anni Novanta, e non lo solo. Ho visualizzato il messaggero di Niven come un perfetto Cobain fin dalla prima apparizione nel romanzo. E come colonna sonora ho scelto Nevermind, che considero l’Album dei Nirvana.

Il dolce giusto è la Red Velvet Cake.

Si narra che la ricetta di questa torta risalga a inizio Novecento, negli Stati Uniti, dove veniva servita nel ristorante The Waldorf Astoria Hotel.

Prima il colore rosso era dato da una reazione chimica tra il cacao  e il latticello (ingrediente acido) contenuto nell’impasto, oggi viene aggiunto del colorante alimentare rosso per accentuare questo effetto.

red velvet cakePer la ricetta completa, qui.

Le quattro casalinghe di Tokyo, Natsuo Kirino + Memai, Mitsume + Manju

casalinghe tokyoHo conosciuto quest’autrice dopo un mio viaggio in Giappone ed è stato il modo migliore per scoprire il lato più oscuro di questo affascinante Paese, che non è tutto gentilezza e puntualità, ma anche ritmi di lavoro disumano, maschilismo, tassi di depressione e suicidio altissimi.

Non ti far ingannare dal titolo, perché Le quattro casalinghe di Tokyo è un noir dai colori molto forti, a tratti horror. Una giovane donna strangola il marito soffocata dalla frustrazione, dai continui soprusi alla quale deve sottostare per colpa dell’uomo.

Tre donne, sue colleghe nello stabilimento alimentare in cui lavorano, la aiuteranno in un’impresa molto particolare, dove sangue e senso di liberazione si mescolano dando vita a una storia che non lascia spazio alla noia. Altro che Desperate Housewives.

La colonna sonora che ho scelto è Memai, della band indie rock giapponese Mitsume.

Il gruppo si è formato nel 2009 a Tokyo e ha cominciato a suonare in giro nel 2010. Il singolo che ti ho proposto è del 2015 e l’ho sentito per la prima volta in un bar della capitale giapponese, per caso, e non ho potuto fare a meno di volerli ascoltare ancora.

E per finire in bellezza assaggia un delizioso Manju.

Si tratta del dolce giapponese più diffuso; lo so, parlare di dolci in Giappone è molto fantasioso, ma questi biscottini morbidi ripieni di crema di fagioli rossi (azuki) sono proprio buoni. Potrei dire che il sapore è molto simile a quello delle castagne lessate. E uno tira l’altro.

dolce giapponese

Se vuoi cimentarti nella preparazione, vai qui.

L’ingrato, Sacha Naspini + Des visages des figures, Noir Désir + Tarte Tatin

ingratoHo appena finito di apprezzare il romanzo di esordio di questo bravo scrittore toscano. Il libro, pubblicato da Edizioni Il Foglio Letterario, è uscito nel 2006, peccato non averlo letto prima!

La sua è una scrittura densa, ma dal ritmo classico, che racconta la storia la storia di un diverso, un emarginato, e di quanto sia difficile per uno “straniero” farsi accettare nel piccolo mondo di provincia. Il paese maremmano lo tollera, fin quando rimane sullo sfondo, per poi finire a odiarlo. Lo demolisce a suon di chiacchiere scure, attaccate ai panni stesi fuori dai balconi, su e giù per le vie del borgo.

Luigi Calamaio è un maestro vicino alla pensione, che dipinge il suo mondo interiore attraverso i quadri di Lautrec e ti porta nei vicoli parigini, nei bordelli, prendendoti per mano senza essere mai eccessivo. Ma la sua vera arte si rivelerà solo grazie alla sua musa ispiratrice: Chiaretta Rambaldi, che fu sua allieva e poi sua grande passione. Non rivelo altro, perché la novella è molto di più e anche il finale mi ha lasciato così, col fiato sospeso, fino alle ultime righe.

Le note che ho scelto son del sesto e ultimo album del gruppo francese Noir Désir: Des visages des figures, del 2001. In particolare mi ricordo la canzone più famosa: Le vent nous portera, che narra la  storia di due figure legate tra loro in modo vitale, guidate dalla natura, che grazie al vento indicherà loro la strada da percorrere. La chitarra è di Manu Chao e la voce, quella del tormentato artista Bertrand Cantat, che, nel 2004 è stato condannato per l’omicidio della compagna Marie Trintignant. 

Sacha ha scritto anche una monografia sulla band: Noir désir: né vincitori né vinti, Perdisa Pop. 

Il dolce che ho selezionato è la Tarte Tatin, la torta nata da un errore. Siamo nel 1800, a Lamotte-Beuvron, precisamente all’Hotel Tatin, delle due sorelle Caroline e Stephanie. Caroline si occupa dell’accoglienza dei clienti, e Stephanie gestisce la parte gastronomica. Il loro ristorante è molto amato dai cacciatori e Stefanie una domenica, con la sala piena, brucia la sua torta. Così, da donna pratica quale era prende il burro, unge bene la tortiera e la riveste di zucchero, poi cosparge con le mele e in fretta e via veloce nel forno. Si è dimenticata della pasta sfoglia e la aggiunge dopo, non appena le mele sono caramellate, per poi sfornare il tutto. Lo sbaglio è molto apprezzato dai commensali e anche da me, la adoro.

tarte tatin

Se ti è venuta voglia di prepararla, fai un salto qui.

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