Tipi da Ziggy’s: lo psicologo del rock

Dopo un periodo di latitanza finalmente torna il nuovo appuntamento con i miei amati Tipi da Ziggy’s.

E’ la rubrica più anziana del blog ed è quella alla quale sono più legata a livello emotivo. Ecco perché ho deciso di dare una svolta e iniziare questo 2016 andando a scavare in profondità, per scoprire cosa si nasconde nella tua mente.

Il tipo tosto del mese è l’ironico e passionale Psicologo del Rock, conosciuto anche con il nome di Romeo Lippi.

Preparati a cantare e parlare di musica, ma non aver paura, non vergognarti, alza il volume e scatenati, tutto passerà.

psicologo del rock

foto: Giulia Selvaggini

Chi è davvero lo psicologo del rock?

È un adulto che si sente in parte ancora adolescente e vuole unire la professione alla passione, la realtà al sogno. Dare emozioni e riceverne. Oltre a fare lo psicologo e psicoterapeuta, sono un cantautore e ho fondato il gruppo di “rock emotivo” Le Ferite. Nei testi e nella musica metto la mia esperienza come paziente e terapeuta, le mie storie e quelle dei miei pazienti. Ho scelto di integrare questi due mondi, rock e psicologia, per sentirmi più pienamente me stesso, nella vita e nel lavoro.

Qual è il legame tra psicologia e rock?

Uno psicologo americano, Farber, ha analizzato le canzoni rock e i loro testi e ha scoperto che è possibile indicare 4 aree tematiche, che guarda caso sono le stesse della psicologia dell’adolescenza (relazioni, dubbi esistenziali e difficoltà psichiche, trasgressione, dilemmi su come affrontare la vita).
E l’adolescenza è un momento di vita che ci rimane dentro per sempre.
Questo è uno dei tanti legami; molti sono totalmente emotivi e non c’è bisogno di spiegarli, come quando ascoltiamo una canzone che ci tocca dentro e sorridiamo anche se siamo da soli.

Cos’è per te il rock?

È un modo di approcciare alla vita: emotivo, diretto, forte, senza maschere, ruvido e commovente allo stesso tempo.

psicologia rockLe canzoni ideali: per un ipocondriaco, un ossessivo-compulsivo e un isterico?

Non direi canzoni ideali, ma canzoni che fanno vivere l’esperienza interna della persona, che possono rispecchiare il suo stato profondo, il suo malessere.
Pensando ad un ipocondriaco, mi viene in mente “Depre” dei Subsonica, riguardo la necessità percepita di assumere tutti quei farmaci per stati dolorosi.
Per l’ossessivo-compulsivo “Un chimico” di De André, dove un uomo controlla tutto, sceglie un mestiere di estrema precisione, non sapendo gestire le emozioni e avendone paura.
Per un isterico (nel senso che intendo io, cioè istrionico) “Innuendo” dei Queen, soprattutto per le numerose esplosioni melodiche della canzone.

Puoi raccontarmi dei tuoi incontri terapeutici?

In individuale e in gruppo utilizzo le canzoni per conoscere l’altra persona, per creare una relazione terapeutica tra noi usando le sue preferenze, per fare esercizi di rilassamento, per elaborare traumi, per fare fantasie, per esprimere le emozioni. Le mie sono sedute di psicoterapia integrata: integro gli incontri con le canzoni, anche per alleggerire la percezione di “pesantezza” che aleggia sulla figura dello psicologo. Chiedo sempre al paziente una lista di canzoni preferite e poi uso la musica per affrontare specifiche problematiche e diagnosi, per liberare le emozioni collegate a quei brani, per superare blocchi o elaborare traumi. Lasciando di solito tutti piacevolmente sorpresi.

Il tuo canto di battaglia?

“Morning glory” degli Oasis, una canzone che da sempre mi trasmette ottimismo, fiducia, autostima.

 

Grazie Doc! E’ stato un piacere farla sedere sul lettino dello Ziggy’s Cafè!

Se vuoi vedere all’opera lo psicologo del rock guarda questo video. Alza il volume!

E se vuoi seguirlo su Facebook:

Psicologo del rock

Le Ferite

 

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