Cafè d’autore: 7 vizi per 7 capitali

Finiamo l’anno in bellezza: è tempo di bilanci e buoni propositi per il nuovo che verrà. Prima, però, è bene fare un esame di coscienza, navigare nell’errore per capire dove e come hai sbagliato. Oppure potresti leggere il libro di questo mese: “7 vizi per 7 capitali”, pubblicato dalla nostra Carmignani Editrice, ovviamente.

Sette vizi per sette capitali è un’antologia scomoda, perché è il riflesso di ciò che è capace di perpetrare l’essere umano quando si inasprisce il lato più recondito del suo esistere. Da qui nasce il vizio.

La parola ai due curatori: Andrea Falchi , della collana Profondo giallo, e Alessandro Ciampi, del Progetto Pulsar.

copertina 7 vizi per 7 capitali

Sette vizi per sette capitali per Andrea Falchi

“Quando pensiamo alla parola vizio, che se vogliamo è un po’ il figlio illegittimo dell’ozio, ci ritroviamo a vagare nelle abiette viscere della terra strisciando come serpenti nei cunicoli più peccaminosi della mente umana. Da qui all’incontro con Dante, l’inferno e i sette vizi capitali è un passo, anzi una strisciata. La teologia morale ci ha insegnato a chiamarli col nome di avarizia, lussuria, ira, accidia, superbia, ingordigia e invidia e un po’ come succede quando scioriniamo i nomi dei sette nani ne manca sempre qualcuno all’appello.

In realtà tutti questi atteggiamenti presi in piccole dosi non sono da considerarsi con accezione negativa, se vogliamo il vizio deriva dall’eccessiva quantità con cui dosiamo queste pulsioni.

Etimologicamente la parola vizio significa difetto, tendenza e abitudine al male e nonostante ogni epoca abbia le sue concezioni di peccato, questi sette vizi sarebbero da ritenersi trasversali e validi in qualsiasi momento storico viviamo o abbiamo vissuto, almeno in occidente da duemila anni a questa parte. D’altronde per colpa della superbia e l’ingordigia di Adamo ed Eva abbiamo perso per sempre il paradiso terrestre, per invidia Caino ha ucciso Abele con ira fino ad arrivare all’ignavia e all’avarizia di cuore con la quale ai giorni nostri guardiamo le immagini dei profughi morti sulle nostre coste. E forse presi dalla noia siamo sempre di più alla ricerca di emozioni che ci facciano sentire “vivi” stimolando la parte più lussuriosa che in tutti noi alberga.

Questa antologia nasce per dare libero sfogo ai nostri istinti di essere umani, collocati però in un preciso contesto geografico. E così questi luoghi, queste capitali europee, prendono subito un altro respiro, come se queste città avvolgessero col loro manto spettrale le angosce sotterranee degli uomini che le abitano.

Forse è un caso, forse no, al momento non ho una spiegazione certa, ma non ci sono stati abbinamenti con capitali del sud Europa. Forse per noi italiani il vizio, il difetto, la deviazione è un qualcosa che appartiene più alle atmosfere fredde del nord e dell’est Europa. O forse è solo un caso, anche se chi mi conosce sa che io al caso non ci credo…”

Sette vizi per sette capitali per Alessandro Ciampi

“Ne Il Demone di Praga, Ciampi pone il personaggio principale (che ha subìto un delicato intervento a cuore aperto), in stato semi comatoso e quindi in quella zona intermedia dove sogno e realtà si mescolano sottoforma di allucinazioni. Ma il suo essere accidioso lo metterà di fronte al Demone custode dell’Accidia, il Golem di Praga che affonda le sue origini sin nel cuore del quartiere ebraico, in un lontano passato che pare riaffiorare nei suoi incubi peggiori e (forse), anche nel mondo reale di quella sala operatoria, il tutto condito da atmosfere noir venate di paranormale.

Andrea Falchi ne Un avaro da Nobel, riesce con il suo stile brillante e dinamico a catapultare da Pisa a Stoccolma, Alvaro il personaggio principale che pecca di avarizia; non è un caso se i suoi studenti (fa di mestiere il professore), lo hanno soprannominato Avaro, togliendo la elle e non mancando mai di sottolineare di quanto sia l’uomo più tirchio del pianeta. La sua Avarizia però, lo porterà a soffrire di una particolare tipologia di sdoppiamento della personalità e a creare una sorta di avatar il cui unico scopo è quello di sperperare tutti i risparmi accantonati da una vita in singolari e costosissimi kilt scozzesi. E inevitabilmente, una spietata lotta tra i due emisferi opposti del suo inconscio, porteranno A(l)varo a soccombere sotto il trionfo dell’Avarizia.

Stefano Rossi, con il suo stile moderno e schietto che pare saltato fuori direttamente da una sceneggiatura di un film di Quentin Tarantino, ne Sazietà (Metthetsfølelse) ambientato nella nordica Oslo, affila il cosiddetto rasoio (o per meglio dire l’ascia) e la scaglia contro i due protagonisti malviventi che non fermano la loro sete di potere e denaro nemmeno di fronte all’improvvisa apparizione di due (apparentemente) innocui bambini.

Ma l’Ingordigia dei delinquenti (e non solo), terminerà in un bagno di sangue degno dei migliori racconti splatter e horror e di cui Rossi si fa esponente.

Marco Cioni ci catapulta nella romantica e affascinante Parigi con Envy in Paris, attraverso le delicate atmosfere francesi, lungo il Boulevard Saint Michel o lungo la grande arteria che attraversa la città partendo dalla Porte Maillot.

E vittima dell’ennesimo peccato capitale, ovvero l’Invidia, è un affermato professore (Peter Eaton) alle prese con il suo ultimo libro, uomo dalla vita idilliaca e perfettamente organizzata ma che è ovviamente ignaro dell’atroce destino che lo attende al varco; ignaro del fatto di trovarsi esattamente nel mirino del suo assassino, un “collega” professore accecato dalla sua aura di successo e perfezione, accecato da quel sentimento di Invidia che lo porterà ad uccidere. Invidioso del fatto che persino la donna a cui si era dichiarato venticinque anni prima aveva scelto Eaton nonostante sapesse che era gay. Ma alla fine, non ci sarà giustizia né pace per l’invidioso …

Ne L’ira dello zar, il grande Paolo Piani ha inserito la magnifica opera di Ilya Yefimovich Repin ovvero Ivan il terribile uccide suo figlio letteralmente idolatrata dal personaggio principale e utilizzata come sorta di calmante contro la sua patologica rabbia. Egli è costantemente sotto analisi da uno psichiatra in cerca della giusta cura contro il “lupo nero” che è insito in lui/noi. Ma il peccato dell’Ira, si rivolterà letteralmente contro il malato che contro ogni aspettativa, si ritroverà coinvolto in un torbido caso di omicidio. E l’assassino, a seguito di macchinazioni e sotterfugi, si rivelerà essere solo e soltanto lui ovvero Boris Rodionov, ingannato dal suo stesso analista che ha fatto della rabbia la sua arma vincente, il tutto ambientato nella gelida e malinconica Mosca.

In Luxus, Sergio Costanzo ci catapulta nella capitale dell’est Budapest, tra splendide curve sinuose, sguardi ammalianti, profumi di donna e … Lussuria! L’anonimo protagonista di questo racconto può essere tranquillamente definito un collezionista di dettagli femminili (occhi, piedi, gambe, eleganti accessori) che alimentano le sue fantasie sessuali deviate, intrappolando nella propria rete meschina, svariate donne bellissime e … ingenue. Ma sarà proprio la sua sfrenata ossessione verso il sesso senza amore e senza rispetto a farlo cadere vittima di una tremenda vendetta; una vendetta che si prenderà gioco di lui e delle sue perversioni, una vendetta scritta col rossetto, una vendetta spietata e architettata abilmente dal crescendo della storia e dalla mano di un grande autore come Costanzo.

Per finire, lo stile unico e sfrontato di Kylen Logan ci trasporta in una Londra superba, una Londra “da bere” bicchiere dopo bicchiere, in una Londra contromano in cui due spietati hacker informatici si ritrovano in uno dei tanti pub per uno scambio di informazioni che frutterà loro milioni di eur. Spietati a tal punto da versare nei rispettivi Ginger Beer, minuscole dosi di veleno. Niente di meglio per far sparire un avversario scomodo ed accaparrarsi successo e potere. Ma il peccato della Superbia ha in serbo ben altro per l’anonimo protagonista di questa storia: scoprirà (ormai troppo tardi) che l’avversario avvelenato era suo figlio e che a lui ha riservato la stessa identica sorte, mentre insieme attraverseranno rimorsi e rimpianti in una lotta contro il tempo e con la convinzione che moriranno entrambi da soli, sotto l’ombra della Superbia

Il peccato è insito in noi e come un predatore, ci attende al varco. Senza via di scampo. Ciò che fa più riflettere è che nessuno è al sicuro da se stesso, al sicuro dalla violenza (le cronache quotidiane che attraversano i nostri telegiornali ne sono la prova), nessuno può definirsi puro e persino il ragazzo della porta accanto potrebbe rivelarsi un potenziale invidioso, lussurioso, un superbo, un accidioso ecc.

Ciò che può fare al differenza in questo mondo che pare oramai fuori controllo e come un treno impazzito lanciato alla massima potenza e in procinto di deragliare, credo sia la voce della nostra coscienza. Ascoltare la sua voce, ascoltare il nostro cuore (forse) è tutto ciò che può salvarci, almeno in parte, dai famigerati sette vizi capitali … “

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