Come pubblicare il tuo primo romanzo

Eccoci giunti ad un nuovo appuntamento della rubrica “Scrittura a tu per tu”. Questo mese parliamo di editoria e di sogni da realizzare. Super ospite di ottobre è Giorgio Pozzi, fondatore della casa editrice Fernandel.

La casa editrice Fernandel è nata nel 1994 con l’omonima rivista letteraria, ideata con l’ambizione di porsi come mezzo di confronto e di scambio per le diverse esperienze di scrittura.

fernandel casa editrice

Fernandel by Gianni Nieddu

Nel 1997 Fernandel inizia a pubblicare libri, con particolare attenzione ai temi giovanili. Diventa così in pochi anni una casa editrice di riferimento caratterizzata dal suo lavoro di scouting, che ha portato alcuni degli autori a riscuotere un largo successo di pubblico. Tra gli esordi “eccellenti” ricordiamo Paolo Nori, Gianluca Morozzi, Grazia Verasani, Piersandro Pallavicini, Michela Tilli.

Giorgio è stato molto disponibile e ha fatto luce su alcuni aspetti fondamentali per un aspirante scrittore che voglia provare a pubblicare il suo primo libro.

Quindi, la domanda è semplice, la risposta un po’ più complessa.

Come faccio a pubblicare il mio primo romanzo?

Il web è pieno di consigli pratici nei confronti degli aspiranti scrittori. Ci sono interi blog dedicati a temi appassionanti quali: “È meglio mandare una sinossi o l’intero manoscritto?”, “È meglio accompagnare il testo con una lettera dal tono formale o dal tono colloquiale?”
Purtroppo però a queste e a tante altre domande non c’è un’unica risposta.

Dunque il primo consiglio che si può dare a un aspirante scrittore che voglia tentare la via della pubblicazione è quello di investire un po’ del suo tempo visitando i siti delle case editrici a cui vorrebbe spedire il proprio lavoro. Molti editori infatti hanno una pagina specifica nella quale forniscono indicazioni pratiche su come proporre manoscritti. E quindi si scopre che alcuni vogliono solo la sinossi, altri solo il primo capitolo; alcuni vogliono solo il cartaceo, altri solo il file via mail, eccetera.
Naturalmente l’autore tenace non si lascerà scoraggiare dai messaggi che compaiono sui siti dei grandi editori, che invitano gli esordienti a non inviare nulla perché il piano editoriale è già stabilito da qui alla fine del prossimo decennio…

Un’altra domanda che l’autore spesso si pone prima di inviare il proprio lavoro è: “Meglio fare da sé o rivolgersi a un agente?”
Anche questa volta è quasi impossibile dare una risposta univoca, meglio sarebbe investire un altro po’ del proprio tempo spulciando i siti delle agenzie letterarie, per capire a quali condizioni l’agente legge manoscritti (spesso infatti non si tratta di un servizio gratuito, come ingenuamente si potrebbe pensare) e soprattutto quali sono gli autori che è riuscito a mettere sotto contratto e a far pubblicare.

In ogni caso eviterei di preparare un prestampato e di inviarlo contemporaneamente a decine di destinatari, magari allegando il manoscritto: gli editori hanno sviluppato un certo fiuto per queste cose. Meglio selezionare quelli che si ritiene possano essere interessati al proprio lavoro per tema, genere e magari stile narrativo, e poi inviare una mail personalizzata seguendo le indicazioni trovate sul sito della casa editrice.

Ho inviato il mio manoscritto e adesso quanto dovrò aspettare?

Poi, dopo l’invio, bisognerà attrezzarsi per una lunga attesa.

Perché i tempi dell’editoria sono così lunghi?

pubblicare romanzoChi non conosce questo lavoro è portato a credere che in una redazione non si faccia altro che aprire buste contenenti manoscritti, alla ricerca del nuovo talento. In realtà ci sono un sacco di altre cose da fare, al punto che spesso bisogna relegare il tempo per la lettura oltre i classici orari d’ufficio, cioè alla sera o nei fine settimana.

Inoltre, dato che coloro che scrivono sono davvero tanti (i maligni dicono che sono addirittura più di quelli che leggono), gli editori ricevono letteralmente migliaia di proposte ogni anno, fra romanzi, raccolte di racconti, poesie (anche se sul sito della casa editrice c’è scritto espressamente “non pubblichiamo poesie”), teatro (anche se sul sito della casa editrice c’è scritto espressamente “non pubblichiamo teatro”) e saggi di vario genere (anche se sul sito… ok, avete capito).
Dopo aver scartato i saggi teologici, il teatro e la poesia, resta comunque una bella valanga di manoscritti da leggere.

Per questo i tempi di risposta degli editori sono di diversi mesi, se non addirittura di anni (ma anche in questo caso l’autore tenace non si lascerà scoraggiare…).

Ma almeno rispondessero!, potrebbe esclamare a questo punto l’autore esasperato. E non avrebbe tutti i torti, perché la verità è che molto spesso all’invio del proprio manoscritto segue un assordante silenzio. Nessuna risposta di nessun genere.

Perché gli editori non rispondono?

La letteratura del novecento riporta molte lettere di rifiuto ricevute da autori poi diventati famosi: basti pensare a Bukowski e a John Fante.

Nei loro romanzi le due righe prestampate inviate da editori ottusi o distratti suonano mortificanti per l’autore e ridicole per l’editore stesso. Per questo molti editori (e noi fra questi) hanno rinunciato a inviare lettere di rifiuto prestampate.
D’altra parte un rifiuto motivato e circostanziato richiederebbe tempo ed energie, in particolare se moltiplicato per le centinaia di manoscritti che giacciono nell’hard disk della casa editrice, tempo ed energie che verrebbero sottratte ad altre attività probabilmente più proficue…

L’alternativa è l’autopubblicazione

Una valida alternativa all’attesa frustrante e sconsolata è quella dell’autopubblicazione: mentre aspettate che l’editoria si accorga del vostro talento, perché non stamparsi da sé il proprio libro, per presentarlo nella propria città e nei luoghi in cui si può contare su un pubblico?

Si tratta di un’esperienza in grado di dare all’autore una maggior consapevolezza del proprio ruolo culturale e sociale, per non parlare del fatto che sono ormai parecchi gli scrittori che hanno cominciato la loro carriera in questo modo, facendosi notare dagli editori “tradizionali” grazie alla loro intraprendenza.

Grazie Giorgio e grazie alla Fernandel!

Fate un giro sul loro sito ragazzi, ci sono libri parecchio interessanti!

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