Gente tamarra

Gente Tamarra! Ecco un altro raccontello dal libro Gente di un certo (DIS)livello, manuale di sopravvivenza nella giungla metropolitana – di Elena Ciurli.

Così, giusto per augurarti un ottimo fine settimana.

Queste genti amano i fasti di sigle enormi e imbarazzanti. Più il brand è importante, più deve esser grande la scritta che hanno sulla maglietta (obbligatoriamente taroccata).
L’impianto stereo dell’auto spacca di brutto e le lucine blu elettrico sopra il cofano creano sinfonie agghiaccianti.
La Gente Tamarra ha alberi di arbre magique appesi allo specchietto e ama mixare i gusti esotici al pino silvestre.
Gente che il trucco c’è e si deve vedere.
Sono sempre abbronzatissimi e depilati. Tratto distintivo della G.T è la nota forma del sopracciglio detto “ad ala di gabbiano’’, diffusa sia tra gli esemplari femminili, che e soprattutto tra quelli di sesso maschile.
Tamarri, truzzi, chiamateli come vi pare, tanto a loro non interessa, anzi vanno fieri del loro approccio alla vita.
Tamarri si nasce, è una venatura del DNA.
La cosa buona della Gente Tamarra, però, è che parla quasi sempre come mangia.
Mangiano prima con gli occhi e bevono con il mignolo alzato, talvolta decorato da anello d’oro (dicesi anche “patacca”) e unghiolo affilato, ma trattasi più propriamente di peculiarità diffusa nei tamarri più stagionati, in voga soprattutto negli anni Ottanta.
L’America li affascina, perché come loro ama che le cose siano sempre gigantesche.
Capitolo a parte meriterebbe poi, lo studio della femmina di gente tamarra.
Le femmine truzze di ultima generazione scrivono sempre con la k, assomigliano più a delle Bratz che a delle Barbie.
Amano essere al centro dell’attenzione e adorano alzare le mani, anche quando l’occasione non lo richiederebbe.
Adorano strappare le extension fluorescenti delle nemiche, nel corso delle loro risse, più lunghe sono e meglio è.
Questa categoria di Gente è, però, in continua evoluzione, basta vedere il cambiamento nelle suonerie dei cellulari proposte alla televisione.
Quelle sì che sono caviale per i palati ruvidi dei veri tamarri!
La Gente Tamarra è una consumatrice compulsiva di suonerie, se sente alla tv un “Chiama Antani al 48XX” , impazzisce, deve subito telefonare. In media ha 7 cellulari, uno per ogni giorno della settimana.

Se c’è una cosa che la Gente Tamarra odia è quando non capisce che cosa tu gli stia dicendo; ha sempre paura che qualcuno si stia prendendo gioco di lei, così, per colmare le sue lacune verbali, ti riempie di botte e gelatina.

Vi sono poi delle diversità di linguaggio a seconda della provenienza: i tamarri romani, ad esempio, utilizzeranno gergo diverso dal tamarro milanese, livornese o siciliano, però, come per le femmine di tamarro, l’abuso delle k in sostituzione delle c, soprattutto negli sms in passato e in qualunque forma di comunicazione social-scritta oggi, è pratica assai diffusa su tutto il territorio nazionale.

Che la tamarraggine sia con noi.

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