Letteratura fantastica: il racconto breve, elementi fondamentali

Questo è il secondo appuntamento della nuova rubrica dello Ziggy’s Cafè: “Scrittura a tu per tu”, consigli pratici per trovare la tua voce narrativa. Un approfondimento mensile dedicato a tutto ciò che ruota intorno al tema della scrittura.

Stavolta parliamo di letteratura fantastica; a fare luce su questo genere narrativo è lo scrittore e giornalista toscano Paolo Federighi. Ha pubblicato libri di racconti fantastici, poesie e saggi. E’ docente di scrittura creativa.

paolo federighi scrittore

Paolo, quali sono gli elementi fondamentali per scrivere un racconto fantastico?

Non ho voglia, scusate, di dare ricette su come scrivere narrazioni fantastiche, anche perché di ricette ce ne sarebbero infinite, così come di ingredienti.

Posso solo dire che si deve innanzitutto dotarsi di cervello, un bizzarro frutto della natura che, specie in quest’epoca, si usa bere.

Se si ha il cervello, bisogna pensare ad allenarlo attraverso la comprensione della realtà, senza troppo confondersi con gli umani.

Sullo scrivere narrazioni fantastiche, in breve potrei dire:
  • Tratteggiare in poche linee, nei racconti brevi, un personaggio.
  • Non lasciarsi andare a lunghe descrizioni di ambienti e situazioni se non sono funzionali.
  • Credere alla fantasia.
  • Non seguire mai il criterio della verosimiglianza.
Racconto breve, la giusta misura

In un racconto o in un romanzo fantastico non dovrebbe esistere niente di superfluo.

La misura perfetta, ad esempio, è disegnata da Adolfo Bioy Casares ne “L’invenzione di Morel” e ne “Il sogno degli eroi”: niente di superfluo.

Non mi soffermo sulle definizioni del fantastico, di fiabe, meraviglioso, favole, leggende, grottesco, surreale, fantascienza, perturbante, ecc.

Per questo, leggete Todorov, Grimm, Propp, Freud e altri.

Letturatura fantastica: gli autori e le opere più importanti

Veniamo alle letture, fondamento necessario sia per scrivere che, soprattutto, per dotarsi di cervello e non berselo. Mi dimenticherò molti, molti autori.

Ma quelli che mi scorderò di menzionare, in realtà, sono dentro di me da tempo. E, senza prenderci troppo in giro, questo è ciò che conta.

Suggerisco la Bibbia, capolavoro della letteratura fantastica, e i cronisti antichi: Erodoto, Tacito, Tito Livio soprattutto.

Le opere di Omero ed Esiodo. La Divina Commedia, obbligatoria.

Molti testi che vanno dal medioevo al ‘600, fra cui “El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha”, i poemi cavallereschi, i testi della Commedia dell’Arte, gli appunti di Leonardo da Vinci.

La letteratura scientifica del ‘600 e ‘700: fra tutte, le opere di Emanuel Swedenborg, in cui, ad esempio, si cerca di dimostrare scientificamente la realtà del Diluvio Universale attraverso lo studio del monte Kinekulle in Svezia; il “Teatro Critico Universal” di Benito Jeronimo Feijoo, in cui si parla di persone diventate anfibi per aver vissuto anni nell’acqua cercando di spiegare il fenomeno scientificamente; gli scritti di Athanasius Kircher e altro ancora. Eccellente “Manoscritto trovato a Saragozza” di Potocki, le Mille e una Notte, Pinocchio, Melmoth l’errabondo.

Andiamo al ‘900: da leggere “Vite immaginarie” di Marcel Schwob, le opere di Kafka, Capek, Verne, Wells, Ionesco, Pirandello, Macedonio Fernandez, Borges, Bioy Casares, Calvino, Buzzati, Cortazar, Machen, Meyrink, Hawthorne, Poe, Dostoevskij.

Per gli anni 2000, vedo poco altro in questo genere oltre a “L’uomo monastero” di Paolo Federighi.

 

Paolo Federighi: nota d’autore

Nasco, probabilmente, il 22 novembre 1974 nella città dell’acciaio che c’era, che non c’è, che forse ci sarà o anche no. Dopo aver studiato Lettere a Firenze, scrivo un epistolario infinito a personaggi esistenti e non: lettere su lettere. Nessuno mi paga. Succede.

Vinco qualche premio letterario, anche internazionale, ma le medaglie messe al petto mi bucano lo sterno e mi fanno gridare dal tragicomico dolore. Per farmi sempre più male al petto frequento corsi, master, ottengo diplomi e diplomini che lancio solitamente in aria attaccati ai palloncini per disegnare parabole insulse della vita. Insegno ciò che in realtà non ho ancora ben appreso in varie scuole d’arte e in un’Università di Guadalajara, in Messico. I ragazzi apprendono, io sono contento, nasce Samuel che è un dono di Dio e con Rosa e lui torno a San Vincenzo. Pubblico libri di racconti fantastici, poesie, dei saggi e di tutto un po’.

paolo federighi scrittore toscana

Da anni svolgo il ruolo di anti-cronista di un quotidiano, scrivendo articoli-necrologi di un paesello morto da tempo e sollazzandomi con il realistico sense of humour della politica di maggioranza e di opposizione.

Entro presto nella dimensione dell’assurdo, del ridicolo. Vago e viaggio fumando dalla bocca con sigarette come treni e carbonaie. Mi vanto di qualche migliaio di libri letti, battute di geni date in pasto a plotoni di ignoranza gramigna e gioco a ping-pong con gli sguardi che mi tornano indietro in retine camuffate.

Alleno i piccoli cercando di insegnar loro a giocare a basket. Considero il gioco, il pallone e un canestro in cui lanciarsi i fondamenti di una realtà spesso infondata. Considero muscolosi gli individui abituati a far pesi col proprio cervello e impegnati a inventare sogni, divertimento, mondi fantastici ma reali.

Mi dedico approssimativamente alla disciplina inventata del brain fantasy building in palestre che si stanno dotando di sempre nuovi attrezzi.

 

Hai mai scritto un racconto fantastico? Ti piacerebbe farlo? Se hai ulteriori domande, fatti avanti, è il tuo momento!

 

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