Nota Bene: IN FUGA

Eccoci giunti al 1° dei 13 appuntamenti di Nota Bene, la nuova rubrica dello Ziggy’s nata dall’incontro con Progetto Nero su Bianco.

Il racconto si intitola IN FUGA, l’autrice è Monica Tartari.

N.B= Si consiglia di far partire la canzone qualche secondo prima di iniziare la lettura.

Ester aveva impresso nel volto un ghigno demoniaco, che nell’osservarlo impietriva ‘animo. Se ne stava rannicchiata nel sedile posteriore dell’auto in una posizione innaturale. Lo sguardo fissava un punto imprecisato del cielo, ma l’espressione era quella di chi assisteva a una guerra sanguinosa.

“Ester?” la risvegliò la voce di Bianca.

“Sì?”

“Che c’è?”

“Non lo so”.

“Tu puoi fidarti di me, lo sai?”

Ester si raggomitolò ancora di più nel fondo del sedile.

“Vai più veloce! Potrebbero raggiungerci! Corri!” esortò angosciata. Bianca strinse i pugni sul volante e accelerò.

“Stai tranquilla, riuscirò a seminarli”.

Bianca era molto stanca; decise di fermarsi in un bar lungo la strada. Sembrava un posto tranquillo per poter mangiare qualcosa e riposare per qualche istante. Scese dall’auto e allungò subito le braccia al cielo, portandosi i pugni dietro la nuca per stirare i muscoli della schiena, mentre Ester rimase accovacciata sul sedile. Aprì la portiera e con tono deciso la esortò:

“Avanti, scendi, devi mangiare qualcosa”.

Se non usava quel tono deciso, quasi intimidatorio, era improbabile che l’ascoltasse. Non voleva perdere tempo; si piegò per metà dentro l’auto e le prese un braccio per incoraggiarla a scendere.

“Voglio restare all’aria aperta”.

“Ok, prima andiamo a prendere qualcosa da mangiare e poi torniamo fuori”.

“No, no, no…” la donna iniziò una cantilena ritmica accompagnata dall’oscillare del torace come una bambola animata. Il pulsare incessante delle tempie di Bianca preannunciava uno scoppio di rabbia violento: avrebbe voluto prenderla a schiaffi e trascinarla per i capelli fin dentro al bar. Riuscì a fermarsi un attimo prima di esplodere; si concesse un lungo attimo per respirare profondamente e si rivolse a Ester:

“Vado a prendere dei panini e torno subito, ma tu non muoverti da qui. Ok?”

“Ma dove vuoi che vada?” rispose indispettita.

Bianca entrò nel bar e si avvicinò a una vetrina semivuota per scegliere un paio di panini avvolti in una pellicola trasparente, dimenticati lì da tempo indefinito.

Aspettò che il proprietario del bar, che a giudicare dalla mole molto probabilmente aveva ingurgitato tutto quello che si trovava nella vetrina, gli confezionasse il pranzo.

“Ecco a lei, serve nient’altro?” chiese il lottatore di sumo.

“A posto così”.

Prese il fagotto con tutte e due le mani, se lo accostò al petto e uscì. Ester sembrava terrorizzata, appena vide Bianca le andò incontro:

“Dobbiamo ripartire subito, non c’è tempo! Ti prego, andiamocene!”

“Sei sicura? Sono andata velocissima, credevo di averli seminati…”

“Ti dico che non possiamo fermarci oltre, ti prego!”

“Ok. Sali in auto, mangeremo dopo”.

Bianca prese il sacchetto del pranzo e lo lanciò sul sedile del passeggero, spinse Ester dentro e le chiuse la portiera. Si mise alla guida e sfrecciò via. Bianca sentì che la spirale della disperazione le si stava attorcigliando intorno alla gola; non sopportava più la tensione di quelle lunghe fughe. Il rammarico più grande era provocato dall’impossibilità di far sentire al sicuro Ester.

“Dove stiamo andando?” le chiese.

“In un luogo sicuro, dove fermarsi per la notte. Sono certa che lì non ci troveranno”.

“Sbrigati, perché ho la sensazione che qualcuno ci stia seguendo”.

Ester era sempre più angosciata.

“Ok, credo che sarebbe meglio prendere questa strada statale. È un tratto piuttosto sconosciuto” Bianca accelerò ancora per arrivare il prima possibile a destinazione.

Un grande cancello immerso nel bosco si aprì appena l’auto di Bianca si trovò sotto le telecamere.

“Ci stavano aspettando?” chiese stupita Ester.

“Si, quando sono andata al bar ho chiamato per avvisare del nostro arrivo”.

Bianca parcheggiò l’auto sotto una pensilina e chiese a Ester di aspettarla in macchina. Si avvicinò alla portineria della villa e un uomo dall’aria distinta le andò incontro:

“Signora Bianca come è andata questa volta?”

“Dottor Arcangeli questa volta era convinta che ci stessero inseguendo, è molto agitata”.

“Stia tranquilla, appena sarà in camera sua le farò somministrare un calmante dall’infermiera”.

Bianca tornò alla macchina e fece scendere sua madre:

“Adesso sei al sicuro”.

Ester abbracciò la figlia stremata dalla lunga giornata di inseguimenti e fughe. Bianca accarezzò il volto della madre e le sussurrò:

“Tornerò presto a prenderti”.

“Dove vai?”

“Devo accertarmi che nessuno ci abbia seguite fin qui”.

“Ti aspetto, ma tu promettimi di essere prudente”.

Bianca salì in macchina, salutò con un cenno lo psichiatra e si incamminò verso l’auto. Sfrecciò via senza voltarsi.

 

Ed ora godetevi gli ultimi minuti di canzone ad occhi chiusi.

Grazie Monica, è stato un vero piacere conoscerti.

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