Vita da hipster

Prosegue il nostro viaggio nei nuovi meandri della giungla metropolitana. Tra selfie, baffi, barbe e magliette stropicciate ad arte, partiamo alla scoperta degli hipster.

Da dove nasce la parola hipster? Il termine “hipster”, dal Vangelo secondo Wikipedia, “è un neologismo nato negli anni quaranta negli Stati Uniti per descrivere gli appassionati di jazz e, in particolare di bebop. Si trattava in genere di ragazzi bianchi della classe media, che emulavano lo stile di vita dei jazzisti afroamericani.”

Nel secondo dopoguerra, la sottocultura hipster, contaminò anche la letteratura. Il buon vecchio Kerouac descrisse gli hipster come “anime erranti in cerca di spiritualità“.

E nel 2014, cosa cerca un hipster?

hipster coi baffi

Al massimo la cera per leccarsi i baffi, che devono essere rigorosamente proiettati verso l’alto. O, in alternativa, può cercare il suo i-Phone, per condividere “just in time”, su tutti i social esistenti al momento, i suoi eventi fighi nei locali più alternativi della città. Posti di nicchia, tutti cibi bio, km zero, niente coloranti, abbinamenti cromatici creativi e compagnia bella.
L’hipster doc odia tutto ciò che è “mainstream”ma si tiene sempre aggiornato sulle nuove tecnologie. In media ha 4 i-Phone, 3 i-Pad, 2 Mac Pro e, per un tocco di stile vintage, che non deve mai mancare, anche una bella polaroid acquistata in un fighissimo mercatino delle pulci a Londra.

Dura la vita da hipster, tante sono infatti le prove quotidiane da affrontare senza mai cadere nel commerciale o nel banale. Il vero hipster, che sa di essere hipster vuole essere sempre sicuro che ne siano consapevoli anche gli altri. Il modo più evidente con cui si palesa è la moda. Il “dress code” è preciso.

UOMO HIPSTER TIPO

  • Jeans ultra “skinny”, ovvero attillati, rigorosamente sopra, o al massimo alla caviglia. Avere i pantaloni lunghi è un delitto.
  • T-shirt superfiga scovata su siti web di designers borderline sconosciuti, possibilmente a tema retrò.
  • Mocassini decostruiti finto effetto “used”
  • Occhiale da vista (o finta vista) con montatura anni ’50 o, in alternativa, enormi e in celluloide, tipo Steve Urkel. (vedi sotto)
  •  Capello corto finto arruffato o, in alternativa, tutto impomatato

steve-urkelI puristi, poi, spesso acquistano online anche i profumi di una volta, per rendere più autentico il proprio look.

Il più usato è “Aroma di cantina”, per il giorno e, per i più audaci, per la sera: “Naftalina mon amour”, in onore dei cambi armadio della nonna, quando i vestiti estivi, poi, puzzavano per mesi.

Infine, uomo o donna che sia, un vero hipster non può definirsi tale senza baffi o barba. La cura quotidiana è maniacale, nessun pelo viene lasciato al caso.

E tu, sei o non sei un hipster?

Sul World Wide Web si possono trovare veri e propri manuali per diventarlo e test per scoprirlo. Noi ne abbiamo selezionato uno per voi, amici dello Ziggy’s Cafè, basta cliccare qui.

Fateci sapere!

E buona hipsteria a tutti 🙂

hipster

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