Tacco 12

Se qualcuno me l’avesse chiesto da piccolo, gli avrei detto che da grande avrei fatto il pompiere, ne ero davvero sicuro; è che poi la vita ti porta verso altre strade. Io nella mia mi ci son buttato a capofitto e adesso non posso più tornare indietro. In fondo nessuno si aspetta di intraprendere la carriera di cleptomane seriale, semplicemente un giorno ti svegli la mattina e cominci a sentire i primi impulsi irrefrenabili.  E’ un fotogramma che ti si imprime in testa, martellandoti continuamente. E non si scappa, ti tocca rubare. Qualcuno si scandalizzerà, ma cavolo, ci vogliono anni di esperienza per diventare un professionista.                                                                                                                                                     tacco12Nel mio piccolo sono esperto di scarpe, precisamente decolté tacco 12, n.37. Il resto del tempo sono impiegato amministrativo in una nota azienda alimentare milanese. Il fine settimana, però, riesco a dare il meglio di me. Il venerdì alle 18.00, quando timbro il cartellino ed esco dal mio ufficio, comincio a sentire l’acquolina in bocca, fino al nuovo decolté del quale mi impossesserò. Non vi aspettate che vi dica che ho avuto un’infanzia difficile e tutto il resto. Non mi posso certo lamentare, i miei genitori non mi hanno mica fatto mancare nulla, sono stati sempre presenti e non sono affetto da nessuna sindrome edipica. Mi piacciono le donne, faccio sesso regolarmente, in passato ho una anche avuto una fidanzata, ma è più comodo avere relazioni occasionali, nel senso che così posso ottenere più scarpe possibile. Devo dire che mi sono anche organizzato bene: nel mio appartamento ho sistemato una cabina armadio nel salotto, serve per loro, le mie adorate. E’ nascosta bene da una tenda scenografica, così posso vederle solo io, quando voglio. Le ho divise per colore, le sfumature degradano perfettamente dai toni pastello a quelli fluo, ma le mie preferite sono quelle in pitone e le Louboutin.
L’essere cleptomane di tacco 12 comporta un discreto impegno economico e di tempo: devo essere sempre in forma, depilato, abbronzato e soprattutto ben vestito. Le mie prede-tipo, infatti sono donne dai 25-35 anni, di bell’aspetto, economicamente affermate e munite rigorosamente di decolté tacco12 di alta qualità, che vogliono uomini piacenti o che trasudino soldi. Di solito agisco da solo, è più comodo e veloce. Comincio scrutando la preda con discrezione, per vedere come si muove, come cammina coi tacchi e, così, riesco a capire se cadrà nella mia trappola. Intuisco molte cose da come una femmina ondeggia sui suoi stiletti. Talvolta mi è capitato di rimanere estasiato alla vista di un decolté di pelle bellissima e poi vederlo orribilmente martoriato dai passi sgraziati della sua indossatrice.

Quella sera ero piuttosto stanco, ma una volta fuori dalla mia prigione senza sbarre, mi sentii rinvigorito dalla prima brezza primaverile. Cominciava ufficialmente un altro fine settimana. Sentivo già profumo di pelle e rumore di tacchi. Per il mio caccia-aperitivo scelsi il Peaches’ Lounge sui Navigli.  Target pienamente centrato, lasciatemelo dire, nel locale vi era infatti un’alta concentrazione di affascinanti donne sui 25-30 anni, forte attenzione al particolare, dall’abito all’acconciatura, ma soprattutto tacchi alti, anzi, vertiginosi.

Poi vidi lei, un miraggio di pelle nera. Spiccava per la sua femminile aggressività. Lunghi capelli castani, occhi verdi, gambe chilometriche, decolté Louboutin, numero 37, ne ero sicuro. Si muoveva come un felino, ondeggiando sui tacchi senza alcuna indecisione. Una modella forse, o un’attrice, non si poteva decifrare con certezza. Dovevo averla. Per la prima volta, dopo anni, mi sentivo attratto dal pacchetto completo, con e senza scarpe. Mi avvicinai e le offrii un drink. Vodka liscia. Parlammo a lungo, le dissi che ero uno scrittore, avevo vissuto a New York ed ero tornato da poco a Milano, pensavo che il personaggio sarebbe stato il suo genere. Lei non volle dirmi che lavoro faceva, ma sinceramente non mi interessava molto. Era semplicemente perfetta e ciò mi bastava. Seppi solo che si chiamava Mia e viveva con i suoi 2 gatti in un appartamento pieno di 33 giri. La vista di quei piedi perfetti con indosso scarpe così sublimi, stava causando in me dei veri  e propri scompensi fisici, con tanto di tremolio della mano destra e tic nervoso dell’occhio sinistro; così, per camuffare l’imbarazzo, continuavo a parlare veloce e bere i miei vodka tonic come fossero acqua fresca. La vista cominciò a offuscarsi e senza sapere come, mi ritrovai a casa di Mia. Ero sdraiato per terra, ma la sensazione era calda e piacevole: mi trovavo su un tappeto di soffice pelliccia. Nell’aria suonava un disco dei Joy Division. Sentivo l’odore della cera. Mi accorsi che c’erano candele nere accese ovunque: creavano una costellazione sconosciuta all’interno della stanza. Doveva trattarsi del salotto. Poi la vidi, rimasi senza fiato. Era completamente nuda, eccetto i suoi decolté tacco 12; li aveva cambiati, erano di vernice rossa, non riuscivo a capire quale fosse lo stilista. Provai uno strano senso di disagio all’idea, ma fu subito cancellato dai suoi stiletti che mi accarezzavano il petto. Brividi elettrici mi scuotevano tutto il corpo.

In quel momento mi resi conto di amarla. Poi, quando stavo per esplodere di piacere, lei mi donò il colpo fatale, affondando il suo tacco d’acciaio nel mio cuore. L’attimo più bello della mia vita da cleptomane seriale. Finalmente qualcuno aveva capito.

Grazie mio dolce amore, mi hai regalato la morte perfetta. Rimango così, cristallizzato in quel secondo infinito, parte del tuo stiletto, finché eternità non ci separi.

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